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27 settembre: Workshop di sumi-e

Di origine cinese, questa pratica della pittura all’inchiostro di china chiamata sumi-e, è stata introdotta in Giappone, da monaci Zen, più di cinque secoli fa. Con un semplice pennello,

una tavoletta di china, una pietra e un foglio di carta di riso, concentrando l’attenzione sul momento presente, lasciando scorrere i pensieri, sciogliendo le tensioni del corpo mediante una giusta postura e una corretta respirazione, questo modo di dipingere può risvegliare in colui che la pratica la creatività, rendendolo più sensibile, attento armonioso nell’accettare se stesso, gli altri e le proprie difficoltà, più recettivo e in contatto con la fonte della vita stessa che è in lui. Il termine giapponese significa “inchiostro nero” (sumi) e “pittura” (e) ed indica una delle forme d’arte in cui i soggetti sono dipinti con l’inchiostro nero in gradazioni variabili dal nero puro a tutte le sfumature che si possono ottenere diluendolo con l’acqua. Questo non vuol dire però che ogni cosa dipinta così possa meritare il nome di sumi-e.

Il vero sumi-e deve rispondere a determinate caratteristiche tipiche, come ad esempio la sobrietà e la spontaneità che vanno direttamente a colpire la sensibilità dello spettatore. Perché il dipinto sia “vivo”, tutti i componenti devono essere vivi. Questo tipo di pittura include già il “disegno”, non c’è bisogno di alcun tratto preparatorio, viene tralasciata ogni forma o dettaglio superfluo.

Il sumi-e coglie l’essenza della natura.

Nel “sumi-e” non è essenziale la “bravura” o la “perfezione tecnica” o il “talento”, tutti possono imparare purché seguano lo spirito dell’istruttore e le sue indicazioni spesso basate sull’intuizione. E’ piuttosto un modo di dipingere che richiede costanza e desiderio di penetrare lo spirito e che viene trasmesso dall’istruttore spesso attraverso il suo atteggiamento.

Il rapporto tra conduttore e allievo è un rapporto fondato sullo scambio e sull’arricchimento reciproco, in cui la relazione individuale resta fondamentale per il superamento delle difficoltà che ciascun partecipante incontra. Gli allievi lavorano tutti insieme, in un’atmosfera di calma, silenzio e concentrazione naturale, in armonia.

Non c’è competizione in vista di un risultato ma solo un paziente lavoro di affinamento della propria sensibilità per arrivare ad una definita caratteristica del proprio segno espressivo ed alla fluidità del gesto, quasi come fosse l’emanazione naturale del nostro stesso corpo a produrre un fiore, una roccia, un bambù.

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